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Il nome di SARZANA appare citato per la prima volta in un
diploma dell’imperatore Ottone I datato 19 maggio 963, che
riconosce al Vescovo di Luni il possesso del "Castrum
Sarzanae", situato approssimativamente dove sorge
attualmente la Fortezza di Sarzanello; tale "castrum",
castello o, più realisticamente piccolo borgo fortificato,
per la sua posizione strategica doveva avere funzione di
controllo sulle importanti strade di fondovalle.
Intorno al 1000 un nucleo abitato si andò formando
più a valle in corrispondenza dell'incrocio tra la Via
Aurelia e la Via Francigena, che metteva verso Parma e
Piacenza.
La decadenza della vicina
Luni
che proprio in quegli anni si andava rapidamente spopolando
in seguito alle mutate condizioni geografiche (il mare si
era notevolmente ritirato distanziandosi da quello che era
stato un grande porto con la formazione di stagni e di
paludi apportatori di malaria) fu tra le cause della
crescita di Sarzana.
Anche la strada che un tempo passava per Luni, forse proprio
a causa di ciò, andò in disuso e venne sostituita con una
nuova più a monte.
Per tali motivi la gente di Luni preferiva trasferirsi nel
nuovo vicino borgo di Sarzana, in rapidissima espansione.
Papa Innocenzo III decretò definitivamente il passaggio da
Luni a Sarzana della sede vescovile, nelle bolle del 7 marzo
1203 e del 25 marzo 1204, dalla oramai spopolata Luni, a
Sarzana.
Intorno al 1240, a seguito delle vicende che portarono al
consolidamento del potere imperiale di Federico II in
Toscana, il vescovo lunense Guglielmo fu costretto
all'esilio nella guelfa Lucca ed al suo posto prese il
potere un vicario imperiale, il marchese Oberto Pelavicino.
Quest'ultimo con l'aiuto delle forze ghibelline dei
Malaspina e dei pisani conquistò il borgo di Lerici nel
1241.
Dopo la sconfitta di Federico II, il vescovo Guglielmo fece
ritorno alla sua sede, trovando un altro avversario più
temibile: Nicolò Fieschi. Il potente genovese, nipote di
papa Innocenzo IV incominciò ad annettere le contee dei
vassalli vescovili ed il suo potere si estese ben presto da
Lavagna fino ad arrivare alla Val di Magra. Ma nel 1270, con
la presa del potere della parte ghibellina nella Repubblica
genovese, cambiò il corso delle cose e il Fieschi dovette
cedere le terre in suo possesso proprio alla repubblica
marinara, la quale si andava rafforzando nell'intero
circondario lunigianese.
Nel 1273 venne nominato successore del vescovo Guglielmo,
Enrico da Fucecchio, il quale nel 1276, a seguito di episodi
di "insubordinazione" al potere vescovile da parte dei
burgensi sarzanesi, li scomunicò a scopo intimidatorio, ma
fu cacciato dalla città e costretto a rifugiarsi in
Lunigiana. Solo dopo l'intervento del Pontefice, Bonifacio
VIII, i cittadini vennero costretti ad accettare il
successore di Enrico, Antonio Nuvolone da Camilla.
Il 6 ottobre del 1306, nell'antica Piazza della Calcandola,
Dante Alighieri ricevette quella procura in bianco dal
marchese Franceschino Malaspina di Mulazzo in forza della
quale egli poté recarsi, la mattina stessa, in Castelnuovo
Magra a siglare la pace con il vescovo-conte di Luni Antonio
Nuvolone da Camilla. Gli Atti originali della Pace di
Castelnuovo, a rogito del notaro sarzanese Giovanni di
Parente di Stupio (custoditi in originale presso l'Archivio
di Stato della Spezia), fanno di Sarzana (e di Castelnuovo
Magra) gli unici luoghi certi dell'intera biografia dantesca
dell'esilio, in compagnia della sola, fatale Ravenna.
La pace siglata da Dante segnò di fatto la fine del potere
temporale dei vescovi in Lunigiana. Il 12 giugno 1316 il
vescovo Gherardino Malaspina, nominò Castruccio Castracani
visconte della diocesi lunense, il quale dominò la città
fino alla sua morte, il 3 settembre 1328.
Successivamente la rappresentanza della città si recò presso
l'imperatore Federico III di Aragona, per chiedere il
riconoscimento i diritti acquisiti dal vescovo Gherardino in
esilio (soprattutto diritti tributari), che li concesse.
Nel 1343 Sarzana tornò sotto l'influenza dei Pisani per
passare successivamente sotto la dominazione della
Repubblica genovese (1438), concludendosi con quella dei
Medici, che strinsero d'assedio la città nel 1487, durante
la guerra, denominata
"guerra di Serrezzana". A causa della guerra la
fortezza Firmafede fu completamente distrutta, per poi esser
riedificata e denominata appunto
Cittadella. Poco prima, nel 1469, fu insignita del
titolo di Sigillum civitatis Sarzane
dall'Imperatore Federico III.
Passò quindi ancora a Genova prima attraverso il Banco di
San Giorgio e poi, direttamente nel 1562. Il controllo della
zona rimase in mani genovesi fino alla caduta, per opera di
Napoleone Bonaparte il quale edificò la sua residenza
personale, ancora oggi visitabile, nei pressi della Pieve di
Sant'Andrea.
Nel 1797, proprio Napoleone Bonaparte fece entrare a far
parte Sarzana della Repubblica democratica ligure e
nominandola capoluogo di uno dei tre Cantoni del
Dipartimento degli Appennini, fino al 1815, quando con il
Congresso di Vienna, il suo territorio venne incluso nel
Regno di Sardegna e dal 1861 fece parte del Regno d'Italia.
Dal 1859 al 1923 il comune di Sarzana appartenne alla
provincia di Massa-Carrara e in seguito entrò a far parte
della neonata provincia spezzina.
Da ricordare che Sarzana fu protagonista nell'estate del
1921 di elevati contrasti tra squadre fasciste e
popolazione, culminati il 21 luglio nei cosiddetti Fatti di
Sarzana, uno dei pochi episodi di resistenza armata
all'ascesa del Fascismo in cui si vide la città insorgere
contro le violenze fasciste.
L'impeto e la tenace resistenza della popolazione al regime
si riaccesero durante il periodo posteriore all'armistizio
dell'8 settembre 1943.
Durante l'occupazione nazista, la popolazione di Sarzana,
diede un decisivo contributo alla lotta partigiana. Sulle
colline sovrastanti la città si formarono gruppi spontanei
dei cosiddetti "sbandati" poi riuniti in vere brigate
partigiane, la più famosa fu la brigata "Ugo Muccini". La
lotta che intrapresero queste formazioni fu determinante per
contenere la violenza e la forza degli occupanti tedeschi e
fascisti, responsabili di eccidi efferati nelle vicine
località lunigianesi e garfagnine.
Un altro fattore determinante fu la vicinanza alla Linea
Gotica, fattore che caratterizzò l'asprezza della lotta
partigiana nel sarzanese sottolineata da molteplici scontri
tra partigiani e nazifascisti, scontri nei quali venne
pagato un alto tributo di vite.
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